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Le astuzie del counselor:
M. Detienne, J.P. Vernant., Le astuzie dell'intelligenza nell'antica Grecia,
Laterza 2005, ed or. 1974

di Alberto Peretti

Questa breve recensione si rivolge a tutti coloro che in modi e forme diverse si occupano dell’animo umano: counselor, filosofi, psicologi e quant’altri intrattengano relazioni d’aiuto che implichino il tentativo di comprendere la dimensione interiore dell’interlocutore.

Lo statuto epistemologico delle cosiddette scienze umane è un problema vasto e complesso. Lo è soprattutto per quelle discipline che sono consapevoli di dover fare i conti con un oggetto che di scientifico (nel senso di modellizzabile, ripetibile, misurabile, calcolabile) ha ben poco: la dimensione interiore dell’ uomo.
E’ un problema che tocca in particolare una disciplina di recente formazione, il counseling filosofico. Quali dovrebbero essere i paradigmi epistemologici, quali la natura, i limiti, le condizioni della nostra disciplina?
Dovremmo scimmiottare procedure e atteggiamenti della psicologia? Pur sapendo che gli obiettivi e i traguardi del counseling filosofico sono particolari e che certi modi di una certa psicologia (ad esempio l’atteggiamento terapeutico di tipo diagnostico e prognostico) sono oggi oggetto di dura critica da parte degli stessi utenti del sapere psicologico?
Oppure rinunciare ad ogni fondazione epistemologica ed abdicare ad una totale empiria metodologica?

Il testo di Detienne e Vernant ci fa intuire che esiste un’alternativa. Semplice, ma che implica una scelta di campo netta e decisa.
Attraverso un viaggio affascinante nelle viscere della cultura greca, l’opera rintraccia la presenza della metis nel mito e nel pensiero greco. Che cosa è la metis? “E’ una forma di intelligenza e di pensiero, un modo di conoscere; essa implica un insieme complesso, ma molto coerente, di atteggiamenti mentali, di comportamenti intellettuali che combinano l’intuito, la sagacia, la previsione, la spigliatezza mentale, la finzione, la capacità di trarsi d’impaccio, la vigile attenzione, il senso dell’opportunità, l’abilità in vari campi, un’esperienza acquisita dopo lunghi anni; essa si applica a realtà fugaci, mobili, sconcertanti e ambigue, che non si prestano alla misura precisa, né al calcolo esatto, né al ragionamento rigoroso”.

Attraverso un’opera dal sapore archeologico, i due autori ridanno il giusto peso a questa forma di intelligenza pratica, non speculativa, che l’ossessione epistemica platonica per la Verità aveva per secoli relegato nell’ombra.
Detienne e Vernant trattando della metis più volte evocano professioni come quella del medico, del navigante, dell’artigiano: dovendosi applicare a realtà mobili e sfuggenti, tutte hanno a che fare con una conoscenza congetturale e necessitano di colpo d’occhio, di finezza di spirito, di mobile acutezza.
Che cosa c’entra tutto questo con l’epistemologia del counseling filosofico?
La lettura dell’opera ci dà il coraggio di affermare senza falsi pudori che per frequentare le fluidità e le penombre dell’animo umano occorre aver coltivato e sviluppato una forma di intelligenza metica e un sapere che ha ben poco a che vedere con le certezze epistemiche!
Che la rigidità di teorie e di metodi forti (ricordo che il termine “metodo” contiene la parola odos, il cammino, la via chiaramente tracciata) è profondamente inadatta ad avvicinarsi all’inesatto, all’obliquo, al cangiante, all’irripetibile, propri dello spirito umano.
Che l’ordine del met-odo rischia di offendere, nel senso di tagliare, ferire l’animo polimorfico di chi ci chiede non di mettere ordine nella sua vita, ma di fargli da guida lungo personali sentieri di ricerca verso un’esistenza più autentica.
Che, come scrive Gerd Achenbach, “il pensiero filosofico non si muove su corsie prefabbricate, ma cerca di volta in volta la strada giusta e ogni volta una nuova”. E che per sostenere questa scomodissima posizione occorre un’intelligenza fluttuante, frutto dell’esperienza e priva di arroganza conoscitiva.

Il testo di Vernant e Detienne, attraverso una dottissima evocazione di vicende di dei, eroi ed esseri del mondo animale, costituisce una meravigliosa introduzione all’elaborazione di un metodo - non metodo che, sono certo, dovrebbe caratterizzare la nostra professione.
Purché si abbia l’umiltà di lasciare che i miti ci parlino e ci insegnino. Se vi crediamo, suggerisce Platone nella Repubblica, potranno salvarci…