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<<Non stiamo discutendo di astratte possibilità ma di come si dovrebbe vivere>>. Con le parole del Socrate platonico si apre il volume di Martha C. Nussbaum Capacità personale e Democrazia sociale. L'incipit ci consegna immediatamente la chiave interpretativa del testo: un uso pratico della filosofia politica. L'opera è composta da tre saggi accomunati da un unico spirito: usare il pensiero e l'esempio di alcuni autori della filosofia antica, per formulare proposte alla luce delle quali affrontare i temi politico-sociali oggi più urgenti. Ad animare il testo è dunque una proficua dialettica tra autori antichi e contemporanei, tra universalità di una teoria e determinazione di una pratica. In primo piano è la questione del ruolo del filosofo e del suo contributo alla vita politica e sociale.
Tra i pensatori richiamati spiccano in particolare due figure il cui modo di concepire e praticare la filosofia fornisce indicazioni preziose su quale debba essere il ruolo del filosofo nelle democrazie contemporanee. A Socrate spetta il merito di aver concepito un metodo capace di stimolare nei suoi interlocutori un'attitudine deliberativa più riflessiva. Il filosofo funziona da "agente catalizzatore" che, grazie al processo di argomentazione maieutica, continuamente esamina le proprie e le altrui credenze senza accomodarsi sui risultati raggiunti nella ricerca per il sapere. Tuttavia è sulla figura di Aristotele che si concentra maggiormente l'attenzione dell'autrice. Ad Aristotele siamo debitori non solo di un metodo di ricerca ma di un sapere positivo intorno al bene, giudicato dalla Nussbaum condizione necessaria e sufficiente per guidare l'azione politica delle istituzioni e dei governi. Se Socrate ci tramanda una figura di filosofo le cui competenze distintive, per usare una formulazione oggi molto in voga, sono perlopiù di tipo metodologico, Aristotele pone l'accento anche sull'importanza di un sapere positivo intorno all'oggetto di cui ci si occupa: la competenza teorica si affianca alla conoscenza empirica. Secondo questo modello il filosofo oltre ad essere un esperto di metodo deve essere anche un esperto di contenuti. La Nussbaum ritiene indispensabile questa duplice competenza per capire se e in che misura, certe idee filosofiche sono applicate ed applicabili, così da poter avanzare proposte non solo astratte, ma assai dettagliate in alcuni ambiti e in merito a questioni specifiche. Questo ha permesso infatti ad Aristotele di criticare i regimi politici del suo tempo e di avanzare proposte alternative, dopo averli posti al vaglio della propria teoria politica fondata sulla concezione di vita buona. E' proprio dal pensiero aristotelico, passando per un confronto critico con gli orientamenti teorici che animano il dibattito politico contemporaneo, e in particolare l'utilitarismo e il liberismo, che l'autrice prende le mosse per avanzare la propria proposta filosofica.
A capeggiare il discorso è il concetto di capacità personale. Secondo la teoria aristotelica l'obiettivo di una politica pubblica è quello di fornire ai cittadini quelle risorse che <<rendono possibile esercitare la propria libertà di scelta e vivere una vita buona. Tale obiettivo implica la necessità di fornire ai consociati determinate capacità>>, o ancor meglio di rendere effettiva la loro attuazione. A tal fine si rende necessario domandarsi <<quali sono gli elementi più importanti e indispensabili di qualsiasi esistenza sufficientemente varia da poter essere considerata autenticamente umana>>, l'unica che permette una vita buona. Si tratta di capacità oggettive, cioè riconosciute universalmente a tutti gli individui (tra cui spicca la possibilità di stabilire relazioni con le cose e con gli altri individui, la possibilità di usare le proprie facoltà cognitive, sensoriali e immaginative, la possibilità di progettarsi,..), indipendentemente delle appartenenze locali e culturali. L'universalità e l'astrazione di questa concezione ne ammetterebbe, secondo la Nussbaum, il carattere normativo di guida e di orientamento generale, lasciando tuttavia agli individui la possibilità di autodeterminarsi liberamente, cioè di scegliere lo stile di vita più consono: "La concezione aristotelica non mira direttamente a formare individui che si realizzino in un determinato modo. Il suo obiettivo è piuttosto quello di formare individui che siano capaci di realizzarsi in una pluralità di modi, individui che hanno sia la preparazione sia le risorse per realizzarsi in un dato modo, qualora lo vogliano." Compito dei governi dunque non è solo identificare quali debbano essere le capacità indispensabile da promuovere, ma interrogarsi sul modo migliore per farlo. Entra in campo allora, necessariamente, la conoscenza empirica, il contatto con la realtà concreta, la conoscenza delle circostanze differenti in cui gli individui si trovano a vivere. La domanda diventa: "che cosa gli individui sono in condizione di fare e di essere?". Non basta fornire risorse, occorre valutare le situazioni in cui le persone vivono ed operano, per capire in che misura essi saranno in grado di usufruirne e valorizzarle appieno. Questo testo offre lo spunto per allargare la riflessione intorno al ruolo che può incarnare oggi il filosofo di professione. Diversi sono i livelli all'interno dei quali egli può agire una funzione politica e sociale. Accanto alle forme più tradizionali rappresentate dall'insegnamento o dalla ricerca ed elaborazione di teorie, stanno fiorendo nuovi modi di azione e di impegno. Ne è testimone l'attenzione crescente intorno al tema delle pratiche filosofiche, e cioè quelle attività che usano l'esercizio filosofico per affrontare questioni problematiche che investono l'esistenza concreta degli individui e delle organizzazioni. Un unico fine sembra accomunare queste diverse forme di azione: favorire lo sviluppo di quelle capacità che aiutino gli individui a compiere scelte il più possibile libere e consapevoli. Rimane aperta la questione, oggi molto dibattuta tra i consulenti filosofici, se per far questo ci si possa, come fa la Nussbaum, ispirare ad una dottrina determinata, come può essere quella aristotelica, che, per quanto aperta, fornisce chiare indicazioni sulla natura umana e su ciò che rende una vita degna di essere vissuta.
Martha C. Nussbaum, Capacità personale e Democrazia sociale, Diabasis, Reggio Emilia, 2003
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