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La filosofia nella polis: esperienza di pensiero e libertà
Sabina Barone
Questo articolo riflette sul ruolo della filosofia a partire dal recente rapporto mondiale dell’UNESCO sulla filosofia che afferma l’importanza di questa disciplina per coltivare pratiche di tolleranza e libertà. A questo proposito si evidenzia un diffuso interesse per la filosofia che sta generando una molteplicità di nuove pratiche filosofiche.
Parole chiave: insegnamento della filosofia, pratiche filosofiche, dibattito filosofico.
“Questo studio è dedicato a tutti coloro che, con forza e convinzione, sono impegnati nella difesa dell’insegnamento della filosofia, fertile garante di libertà e autonomia; (...) è dedicato anche ai giovani spiriti di oggi, destinati a diventare i cittadini attivi di domani”.
Con questa dedica si apre il recente rapporto mondiale dell’UNESCO sulla presenza e ruolo della filosofia nei sistemi educativi e nella società attuale, presentato in occasione della giornata mondiale della filosofia, il 15 novembre 2007. Si tratta di un documento esteso e denso che subentra all’anteriore indagine sulla filosofia diffusa dall’organizzazione nel 1995, colmando un vuoto di 12 anni, e dimostra l’importanza che l’UNESCO attribuisce a questo campo del sapere come terreno fondamentale per la costruzione delle coscienze e della società.
L’interesse dell’UNESCO per la filosofia è di lunga data: già nel 1946 si costituí il Programma UNESCO di Filosofia, con la direzione di Sartre, Mounier e Ayer, nel cui ambito si sono promossi studi e incontri, di carattere internazionale e regionale, sulla filosofia nei vari sistemi educativi. Più recentemente, e di fronte all’irrigidirsi del discorso sociale tra adepti del fondamentalismo e fautori dello scontro di civiltà, l’UNESCO rivendica il ruolo della filosofia come “baluardo contro il duplice rischio rappresentato dall’oscurantismo e dall’estremismo” (p. xi). Con questa visione, nel 2005 si istituisce la giornata mondiale della filosofia, da celebrare ogni anno il terzo giovedì di novembre.
Nel riferirsi alla filosofia, l’UNESCO non difende una particolare scuola o linea di pensiero, né entra nella specificità delle contrapposizioni tra prospettive filosofiche diverse, ma scommette sull’esercizio filosofico come pratica essenziale per una cultura di pace, orizzonte comune verso il quale tutte le imprese umane dovrebbero tendere.
In questo senso, lo studio del 1995 si dedicava a esaminare la relazione tra filosofia e democrazia, e rivelava che l’insegnamento della filosofia è più diffuso laddove esiste democrazia e che la riflessione filosofica contribuisce allo sviluppo e aumento della cultura democratica. Il rapporto 2007 invece si concentra sull’insegnamento della filosofia nel mondo e vuole presentare una fotografia il più possibile completa delle varie modalità con cui è possibile addentrarsi in questa disciplina e delle differenti esperienze filosofiche che in questo modo si configurano.
La ricerca ha coinvolto 126 stati e prende in considerazione l’insegnamento filosofico in varie tradizioni culturali, come esperienza in cui l’esercizio riflessivo e critico occupa un luogo centrale. L’analisi si divide in quattro parti rispettivamente dedicate a: l’insegnamento della filosofia per l’infanzia (scuola materna ed elementare), l’insegnamento della filosofia nell’educazione secondaria superiore, lo studio della filosofia a livello universitario, e le varie proposte di avvicinamento e pratica della filosofia che al giorno d’oggi si offrono al di fuori del sistema educativo formale. Alla descrizione della situazione attuale seguono raccomandazioni tese a orientare le politiche educative e culturali.
Esperienza di autoconocenza, esercizio di rigore logico che struttura il pensiero, sguardo critico che va alle radici della realtà e delle culture, dialogo riflessivo che apre all’alterità e alla convivenza civile... la ricchezza e le potenzialità dell’esercizio filosofico sono vaste e lontane dall’esaurirsi. Questa è la prima constatazione che si impone confrontandosi col dettagliato e variegato panorama dell’insegnamento della filosofia nel mondo che delinea lo studio. Si aprono nuove frontiere e ambiti d’azione per la filosofia, che ne stimolano un uso creativo, però si registra anche la necessità di ripensare il suo ruolo all’interno del curriculum scolastico e il modo d’insegnarla.
Così se da un lato si sta espandendo il campo della filosofia per l’infanzia, che in alcuni paesi ottiene addirittura il riconoscimento dei sistemi educativi formali (è il caso della Norvegia che ha inserito l’avvicinamento alla filosofia alle elementari), nelle secondarie superiori la rilevanza della filosofia come materia autonoma è spesso messa in dubbio. Si rivendica il potenziale filosofico anche di altre discipline e questo sta impulsando la sperimentazione di corsi interdisciplinari (in cui per esempio si integra l’insegnamento della filosofia con quello della fisica, o della biochimica, della musica o dell’arte). Ciò implica una crescente tendenza a privilegiare il modello dell’insegnamento tematico (adottato in Francia), piuttosto che lo storico (tradizionale in Italia), e la creazione di modelli intermedi (è il caso della Spagna, ma anche dell’Italia, di cui si segnalano le innovazioni promosse dalla Commissione Brocca e dalla Società Filosofica Italiana), mentre si sottolinea l’importanza del dialogo e l’intercambio sulle pratiche didattiche (spicca il contributo di Diotime L’Agorà, rivista internazionale di didattica della filosofia, Università di Montpellier III).
Influisce il luogo sul modo in cui si fa filosofia? Come definire le molteplici attività filosofiche che si sono sviluppate negli ultimi decenni al di fuori degli ambiti accademici? Sarebbe un errore non prendere atto della varietà di pratiche filosofiche non accademiche che si stanno diffondendo nella società e che manifestano un forte interesse o addirittura un bisogno di avvicinarsi alla filosofia. Una parte considerevole della ricerca dell’UNESCO si dedica quindi a comprendere le differenti forme di quella che si potrebbe chiamare in modo improprio filosofia “extra muros”, “informale” o “non istituzionale”.
Aldilà delle pratiche con funzione terapeutica, quale il counselling filosofico (già riconosciuto legalmente in vari paesi), il crescente desiderio di sperimentare l’esercizio filosofico genera sempre nuove occasioni e metodologie di dibattito. Vale la pena segnalare i caffé filosofici (il primo dei quali sorse a Parigi nel 1992 per iniziativa di Marc Sautet, mentre attualmente se ne contano più di 150 nella sola Francia e se ne constata la continua diffusione, si cita l’esempio dell’Algeria); workshops filosofici di varia durata che utilizzano differenti metodologie di dialogo filosofico, tra le quali si trova la metodologia del dialogo socratico, inaugurata da Leonard Nelson y Gustav Heckmann all’inizio del 1900, e quella del dibattito filosofico promossa dall’Institut de Pratiques Philosophiques, fondato da Oscar Brenifier. Alcuni metodi di discussione filosofica sono utilizzati nei luoghi di lavoro per approfondirne gli aspetti etici e/o come parte della formazione permanente del personale, altri sono impiegati nell’ambito sociale e della salute, con minori a rischio, nelle carceri o nella prevenzione dei suicidi.
Tutto ciò richiede di pensare la filosofia in modo distinto, come una pratica potenzialmente rivolta a tutte le persone, aldilà del livello personale di educazione e cultura, e che invita a farsi coinvolgere nel dialogo e la riflessione. Questo permette a ognuno di avanzare nel confronto delle idee, nella comprensione della realtà, esercitando capacità di dialogo e mediazione, e riconoscendo gli altri come portatori di opinioni che possono arricchire e non solo divergere con le proprie.
Lo studio sottolinea l’importanza di proporre occasioni di dibattito filosofico in contesti di emarginazione sociale, di povertà e di violenza. Anche se ridurre la violenza non è l’obbiettivo specifico della filosofia, non si può non notare che una parte considerevole dei comportamenti violenti è connessa a una certa incapacità di articolare i problemi e alla difficoltà a relazionarsi con gli altri in modo razionale. Offrire a giovani emarginati, a carcerati, a persone in contesti di povertà strumenti per esercitare ed esprimere le proprie riflessioni significa aprire loro un nuovo spazio di libertà e generare uno sguardo diverso su se stessi e la realtà. Rivolgersi agli altri e fare esperienza di se stessi attraverso l’esercizio del pensiero è un modo di riconoscere il valore di ogni essere umano. In riferimento a varie interessanti esperienze di dibattito fiosofico con ragazzi di strada o poveri nel cosiddetto “terzo mondo”, si segnala il forte livello di coinvolgimento e trasformazione personale che esso genera, quasi un modo di reclamare e ristabilire la propria dignità e costruire libertà. “Nessuno deve essere ridotto allo stato di mera sopravvivenza”, dichiara il rapporto dell’UNESCO (p. 187), privato persino della capacità di elaborare una visione critica della realtà che permetta immaginare e sperare alternative.
Pur nella gran diversità di scopi e caratteristiche, gli elementi comuni di quelle che l’UNESCO chiama “pratiche filosofiche” risiedono da una parte nell’intenzionalità filosofica di mettere in questione la realtà, stimolando l’analisi e il confronto delle idee e accettando che siano relative e soggettive, quindi constantemente esposte alla ridefinizione dei criteri di legittimità; dall’altra nel primato assegnato all’esercizio dialogico inteso come incontro reale tra persone e come generatore di pensiero, consenso e trasformazione della realtà. In questo senso, le varie pratiche filosofiche rompono con il monologo filosofico caratteristico delle elucubrazioni del pensatore o delle esposizioni dell’accademico, per lasciare spazio alla complessità dell’interazione tra soggetti reali e storici. Estranee all’elitarismo, queste pratiche si allontanano dall’accettazione passiva di posizioni autorevoli e condividono un ideale democratico che promuove la capacità d’espressione delle persone, l’empatia e la negoziazione tra visioni contrapposte.
Non mancano i rischi, in particolare quello del primato delle percezioni e del sentire individuale, e quello della mancanza di profondità e rigore nell’analisi percui gli esercizi filosofici corrono il rischio di trasformarsi in uno scambio d’opinioni, scenario per narcisismi o psicologismi particolaristici o in cui l’anti-intellettualismo si può convertire in superficialità.
D’altra parte, perché gli studiosi e i professionisti della filosofia non assumono maggiormente il rischio e la responsabilità di orientare questi nuovi spazi filosofici evitando che siano banalizzati dalle improvvisazioni? La filosofia ha un ruolo da svolgere nella polis: può illuminare e arricchire l’insieme delle interazioni personali, lavorative, sociali e politiche in cui si articolano le nostre società. Gli autori di questa ricerca concludono che la filosofia offre una serie di strumenti educativi, esistenziali e concettuali cui deve essere possibile accedere anche attraverso una pluralità di tecniche e non solo attraverso la familiarità con i testi, l’erudizione o la frequentazione di ambiti accademici.
A tal fine, si raccomanda alle istituzioni pubbliche, culturali e accademiche di prendere in considerazione il fenomeno delle pratiche filosofiche per comprenderne le potenzialità, di riconoscere il ruolo positivo che la filosofia può esercitare negli ambiti della salute e del lavoro sociale, aldilà dei tradizionali spazi assegnati nell’educazione e nella cultura, chiarendo lo status di nuovi profili professionali e allestendo offerte adeguate di professionalizzazione.
Si tratta di diffondere il seme della filosofia nelle attività umane: abbracciare l’alterità, esercizio imprescindibile in qualsiasi dialogo e riflessione filosofica, come disposizione fondamentale per costruire società di tolleranza e rispetto reciproco.
Riferimenti bibliografici e siti d’interesse
UNESCO (2007) La Philosophie, une École de la Liberté. Enseignement de la philosophie et apprentissage du philosopher : État des lieux et regards pour l’avenir.
UNESCO (1995) Philosophy and Democracy in the World: a UNESCO Survey.
Sezione del portale dell’UNESCO dedicato alla filosofia:
www.unesco.org/shs/philosophy
Commissione Brocca, ‘Le proposte della Commissione Brocca”
www.swif.uniba.it/lei/scuola/brocca.htm
DiotimeL’Agorà
Rivista internazionale di didattica della filosofia, fondata nel 1993, a cura di Michel Tozzi, Università di Montpellier III. Quadrimestrale, è pubblicata solo in versione elettronica dal novembre 2003 www.crdp-montpellier.fr/ressources/agora
Institut de Pratiques Philosophiques www.brenifier.com
Società Filosofica Italiana www.sfi.it
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