Direttore responsabile:
Alberto Peretti
Comitato di redazione:
S.Contesini, A.Peretti, E. Zamarchi
6
 
In questo numero:
• I beni relazionali.
Una nuova categoria nel discorso economico
di L. Bruni   
• Le categorie di competenza
e la pratica filosofica
di S. Contesini   
• Perchè siamo esseri speciali
L'empatia come presupposto della cura
di A. Margarino  
• Fiannalandie e altre storie.
Come evitare che ricordare possa diventare oblio
di A. Peretti   
• Lo spazio delle ragioni.
Una metafora per la giustificazione della consulenza filosofica
di R. Peverelli   
• Quali parole filosofiche per la contemporaneità?
di E. Zamarchi   
• Peter Raabe, "Teoria e pratica della consulenza filosofica", Apogeo, 2006
Recensione di A. Actis Dato   
• Filosofia e animalismo
Giuseppe Pulina
Minima Animalia - Piccolo bestiario filosofico
Recensione di M. Pischedda   
Tutte le Recensioni
Eventi
Numeri Precedenti
Contattaci
   
Filosofia e animalismo
Giuseppe Pulina, Minima Animalia
Piccolo bestiario filosofico (Sassari, Mediando, 2005, pp. 96, € 18,00)

Mario Pischedda

Leggere non sarà sempre un affare facile. Lo riconosciamo. Ma quando in un libro di filosofia si trovano almeno tre buone ragioni per leggerlo, il minimo che si possa fare è consigliarne caldamente la lettura. Se poi nel libro che si è letto e che si vuole proporre ad altri lettori, con la certezza di venire molto difficilmente smentiti, ci sono più di tre ragioni, allora, vien da dire, il gioco è fatto e il libro in questione deve essere assolutamente letto. Tale libro è per noi il piccolo bestiario filosofico che Giuseppe Pulina, docente di filosofia al Liceo “Dettori” di Tempio ha intitolato Minima Animalia. Un titolo che è tutto un programma, perché frutto di una ricercata e non irriverente parodia del classico adorniano nel quale però l’indagine filosofica non si combinava con i grandi temi dell’animalismo del nostro tempo, come avviene invece nel libro di Pulina. Libro accattivante e godibile per le ragioni che di seguito molto brevemente proveremo ad elencare e motivare.

Fare filosofia è burlarsi della filosofia. Sincera convinzione dell’autore è che il linguaggio della filosofia ecceda spesso con ridondanze tecnicistiche che allontanano il lettore dal cuore delle grandi questioni filosofiche. E in un certo senso filosofare appare a molti come un ingegnoso e raffinato parlarsi addosso, così che il filosofo diventa simile allo scienziato contemporaneo che molto raramente sa (o forse vuole) farsi capire dai suoi lettori. Per Giuseppe Pulina c’è un modo infallibile di rendere accettabile e accogliente la filosofia, evitando di sbatterla in faccia al lettore: quello di trasformarla in metafilosofia, mettendo in atto il bell’insegnamento pascaliano per il quale il filosofo deve evitare di prendersi sempre troppo sul serio. Il bello di Pulina e del suo libro è che anche per il buon Pascal non c’è scampo in Minima Animalia, libro dove si dicono cose serissime, si sposano battaglie terribili e si ride di grosso. Leggere, ad esempio, che il Leviatano di Hobbes, raggelante metafora del potere resa sotto la forma dell’animalità, è simile ad un biblico coccodrillone o ad un Loch Ness della Giudea è uno spasso che pochi altri libri di filosofia concedono ai lettori.

L’alterità di uno spremiagrumi è sempre anonima. La tesi centrale di Minima Animalia, argomentata in quattordici capitoli, è che le metafore dell’animalità siano sempre state strumenti e spazi di dominio per il pensiero umano e che a queste forme di abuso anche la filosofia si sia solo raramente sottratta. Non c’è filosofo che non abbia avuto il suo animale d’elezione, la sua originale simpatia etologica. Flirtare con la natura e con i suoi abitatori è sempre stato un vezzo inguaribile anche per la cultura più illuminata. È così – sentenzia ad un certo punto Pulina – che dell’animalità è rimasto ben poco. L’empatia che si prova verso un animale è simile a quella che si può provare nei riguardi di un tostapane o di uno spremiagrumi. La differenza è che l’animale ci appartiene sotto una serie sterminata di profili, mentre l’alterità di un accessorio domestico è pur sempre irrimediabilmente anonima. Questa è la grande tristezza: noi viviamo in un mondo in cui distribuiamo carezze agli animali che popolano il nostro spazio domestico, ma in realtà hanno per noi un’identità non meno calpestabile di quella di certi, superati elettrodomestici.

Animalità#bestialità. Uno degli intenti di Giuseppe Pulina è la chiarificazione concettuale delle differenze tra le due dimensioni dell’animalità e della bestialità. La seconda viene presentata sotto la forma di una regressione della prima, uno svuotamento che potremmo dire ad un tempo di anima e di significato. L’animalità, se volessimo usare una formula di Heidegger, sarebbe una modalità del nostro essere-nel-mondo, mentre la bestialità sarebbe l’effetto di una riduzione ontologica (una fuga dall’essere autentico) che amplifica gli aspetti ombrosi, patologici dell’esistenza. Non a caso, per Pulina, la bestialità è la dimensione che meglio spiega il potere. Perché il lettore se ne faccia un’idea più chiara lo si può rinviare al capitolo (“Mal di luna”) in cui l’analisi dello studioso riduce sotto un’unica lente d’ingrandimento i fenomeni del vampirismo, del superomismo e dei deliri del potere.

Le eccezioni che confermano la regola. Naturalmente, se queste sono le colpe del pensiero filosofico, poche saranno le attenuanti che porterebbero ad un verdetto di assoluzione. Qualche eccezione (relativa a filosofi che dell’animalità hanno parlato con schiettezza e senza fini sotterranei), comunque, c’è. Eccezione che confermerebbe però una regola generale di segno opposto. Per Pulina, Nietzsche, Michelstaedter, Giordano Bruno e Melville sono tra i pochi (e non tutti possono poi dirsi filosofi allo stesso livello) ad aver fatto un ricorso non brutale alle metafore dell’animalità. Esemplare, sotto questo profilo, è il richiamo nietzscheano alla figura del serpente, all’esame del quale viene dedicato uno dei capitoli più intriganti di Minima Animalia. È con il serpente che, secondo Pulina, Nietzsche sigla una nuova alleanza con il mondo della natura, ripudiando il credo paolino nel dio trascendente. L’uso del serpente tradirebbe però una certa strumentalità, perché attraverso la sua riabilitazione (lo stesso Zarathustra, definito una grande sanguisuga, viene apparentato agli animali che strisciano) si compie la totale derisione del grande avversario.

Una filosofia illustrata. Minima Animalia è anche un duplice bestiario. Il testo di Pulina viene infatti accompagnato e illustrato da tredici immagini di Marco Lodola, l’artista pavese che ha già lavorato con scrittori e musicisti noti come Marco Lodoli e Timoria. Per Minima Animalia Lodola ha realizzato un suo ciclo tematico. Lo stile dell’artista è quello che ben conosciamo: asciutto nella sua policromaticità, essenziale nel tratto inconfondibile delle figure, bello da vedere. I due bestiari finiscono perciò con il fondersi, dando vita ad un equilibrio che non riduce e ridimensiona l’originalità dei rispettivi apporti.