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Lavoro, ben essere, qualità della vita lavorativa:
10 domande, 10 risposte in pillole

di Alberto Peretti

L'associazione Fabbrica Filosofica organizza e coordina il Master finalizzato a formare la figura di manager del ben essere lavorativo.
Il Master è pensato  per mettere in grado chi lavora di interpretare, sostanziare e applicare il concetto di ben
essere organizzativo alle diverse realtà aziendali e ai diversi momenti della vita lavorativa, affiancando al paradigma psicologico basato sull’idea di salute organizzativa un paradigma a carattere filosofico.


Che cosa è il ben essere lavorativo?
E’ una condizione di alta realizzazione e di massimo coinvolgimento personale, in grado di produrre soddisfazione diffusa all’interno della comunità di lavoro.

Quale rapporto tra ben essere e riflessione filosofica?
Con l’idea di ben essere lavorativo ci si pone l’obiettivo di aumentare in ogni persona la stima e la considerazione di sé attraverso il libero esercizio delle proprie capacità.
Si vuole permettere ad ogni persona di radicare il proprio percorso professionale all’interno dei propri valori esistenziali. Si intende far giungere a maturazione e a compimento le possibilità che ciascuno di noi ha di vivere un’esistenza lavorativa piena e davvero degna di essere vissuta.

Qual è il “cuore” del concetto di ben essere lavorativo?
Si trova nell’idea di riconoscimento e di rispetto della persona in ambito lavorativo.
Il ben essere promuove un’idea di cura, di sollecitudine e di apertura verso gli altri, si fonda sul superamento del senso di estraneità che attanaglia tanta parte della vita lavorativa, ruota attorno alla possibilità di riannodare la nostra vita alle tante vite che ci circondano e ci interpellano nel corso del lungo cammino lavorativo.

Una delle sue prospettive più innovative?
Il ben essere lavorativo è consapevole e realistico progetto di aprire la dimensione di lavoro alle logiche e alle dinamiche del gioco, il fare produttivo al sentire e all’agire ludico, al fine di favorire la libera, piena, responsabile espressione delle potenzialità individuali pur all’interno dei concreti processi organizzativi.

Uno dei suoi obiettivi prioritari?
Riunire chi lavora al senso e alle regioni profonde del suo fare. Favorire la partecipazione al grande esercizio di costruzione e ricostruzione di senso e significato del fare, a cui si “gioca” condividendo in prima persona valori, visioni, indirizzi, progetti, storie affioranti nel vasto arcipelago della vita organizzativa.

Come lo si raggiunge?
Innanzitutto il ben essere sul lavoro si sviluppa con e per gli altri. Non è cosa per isolati o misantropi. Trae linfa e significato da un’idea rinnovata di comunità lavorativa, una comunità sostenuta cioè non da un’integrazione funzionale degli individui, ma dallo scambio interpersonale di beni di relazione, da logiche di fiducia, di dono, di fellowship e di riconoscimento reciproco.

Ben essere può far rima con efficacia ed efficienza?
Il ben essere si fonda su un’idea di lavoro non asfittico, capace di considerare in tutta la loro complessità gli attuali cambiamenti economici, tecnologici, sociali e culturali. Si collega alla grande riflessione sulla responsabilità sociale interna delle imprese, fondata sulla consapevolezza che il modo migliore per garantire salute e sviluppo dell’organizzazione è attraverso la qualità della vita di chi in essa lavora.

Il ben essere riesce a fare i conti con la complessità dell’animo di chi lavora?
Promuovere il ben essere significa pensare che il lavoro non esaurisce le sue valenze alle dimensioni economicistiche del fare e del produrre. Lavorare vuol dire agire pensando, progettando, sognando, aspirando, provando emozioni, impegnandosi, scoraggiandosi, credendo e molto altro. Tutto ciò deve trovare accoglienza presso strutture organizzative e presso persone capaci di dare ascolto alle voci dell’homo faber, in grado di entrare in autentica risonanza con la molteplicità delle dimensioni dello spirito umano.

Lavorare significa anche vivere al meglio la dimensione sensoriale e corporea…
La dimensione del ben essere è senz’altro complessa. Scaturisce dall’intreccio di aspetti etici, relazionali, comunicativi e indubbiamente psicofisici. Riguarda cioè l’armonico rapporto mente – corpo, all’interno di un’attenta progettazione degli spazi di lavoro, letti e interpretati in tutte le loro valenze ergonomiche, estetiche, antropologiche, simboliche.

All’interno dell’idea di ben essere c’è spazio per il divertimento e il piacere?
Un mondo di lavoro in perenne trasformazione implica un’attenzione non saltuaria ai progetti di formazione e di learning organization. Favorire il ben essere significa utilizzare strumenti e metodi dove l’apprendere possa coniugarsi con la partecipazione personale, con l’entusiasmo, con il gusto e con il piacere di rinnovare le proprie competenze all’interno di iniziative capaci di coinvolgere la mente e i sensi con la bellezza e con l’armonia.