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La depressione esistenziale: tra patologia e normalità

di Lodovico E. Berra

Questo breve scritto vuole proporre l'identificazione di una situazione depressiva non patologica, in contrapposizione alle tendenze della psichiatria attuale che tende ad estendere il campo dei disturbi mentali. La depressione, qui definita esistenziale, può rappresentare una fase nella vita dell' individuo, derivante dalla presa di coscienza della relatività di ogni cosa, priva di caratteri patologici se superata dopo un variabile periodo di tempo.
Parole chiave: depressione, esistenza, angoscia, senso della vita

Quando si parla di depressione si tende ad accomunare condizioni tra loro notevolmente differenti, ritenute simili solo per la presenza di "umore depresso". Possono quindi essere comprese nello stesso gruppo disturbi del carattere, problemi della personalità, forme nevrotiche e psicotiche, oppure ancora depressioni conseguenti a situazioni critiche dell' esistenza.
Cercherò qui di identificare una forma di depressione, definibile esistenziale, che per le sue caratteristiche non è da considerare patologica, bensì una condizione particolare di visione e percezione della vita.
L'elemento "umore depresso" è la caratteristica distintiva di quell'area della psichiatria che sono i disturbi dell' umore, che di per sé rimane un elemento mai da solo sufficiente a definire patologico uno stato affettivo.
L'umore è quella tonalità affettiva che dà variabile colore alla vita. Esso può essere elevato, illuminando il mondo di una luce intensa e vivace, che rende le cose belle, affascinanti ed entusiasmanti. Oppure può essere basso, quindi de-presso, e colorare l' esistenza in modo cupo e fosco, rendendo ciò che ci circonda e noi stessi sgradevoli, insignificanti e vuoti. Il tono dell' umore ha in genere oscillazioni di lieve entità e nella norma mantiene una certa stabilità.
L' orientamento dell' umore condiziona la percezione di sé e del mondo circostante e contemporaneamente la modalità percettiva influenza l' umore stesso.
Tra percezione ed umore vi è quindi un rapporto diretto e reciproco, che risente di fattori fisici (lo stato stenico, variazioni ormonali, malattie e algie) e di fattori psichici di vario livello (pensieri, eventi, traumi, ricordi, fantasie).
Come più volte sostenuto, la questione del confine tra patologia e normalità in psicologia è un fatto più di tipo quantitativo che qualitativo. E' l'intensità di una manifestazione psichica che la rende patologica, così come il grado di sofferenza individuale e i nessi di causalità. Così la variazione del tono dell'umore è un evento che può derivare da modificazioni periodiche del tono affettivo (depressioni stagionali), da reazioni a gravi eventi (depressione reattiva), da una struttura nevrotica della personalità (depressione nevrotica) oppure da alterazioni biologiche neurotrasmettitoriali (depressione endogena).
Nella vita possono esserci momenti in cui le riflessioni sull' esistenza e sul suo senso portano ad una messa in crisi di significati e valori. Quando l'uomo arriva a scoprire che la vita in sé non ha senso ed è solo lui stesso ad attribuirlo, o a cercare di farlo, è come se il mondo e l'esistenza fossero improvvisamente sospesi nel vuoto.
Il termine di depressione esistenziale è stato utilizzato la prima volta da H. Haefner nell'articolo "Die existentielle Depression" comparso nel 1954 sugli "Archives of Psychiatry and Neurology" per indicare una forma depressiva che non ha rapporto con precedenti traumi psichici, ma con tutto il senso della vita, e che compare quando il soggetto avverte lo sfuggire di scopi e aspirazioni.
In senso più specifico, possiamo intendere questa forma depressiva come la conseguenza della messa in discussione dei significati che dovrebbero caratterizzare l'esistenza, ed il suo conseguente svuotamento e annullamento. Essa si connette frequentemente ad un generale sentimento d'angoscia, intesa come disturbante senso di malessere da perdita dei punti di riferimento esistenziali (Berra L., 2004). Esiste una stretta relazione tra depressione esistenziale ed angoscia: l'angoscia non risolta conduce alla depressione, così come, in alcuni aspetti, può esserci una sovrapposizione di sintomi.
Come accennato l'umore depresso che si osserva nella depressione esistenziale è conseguenza di riflessioni intellettuali sull' esistenza, e non l' esito di eventi o di conflitti intrapsichici, come nella depressione nevrotica o psicogena.
La perdita di significati consegue alla infruttuosa ricerca di senso che comporta, quasi inevitabilmente, una sensazione di svuotamento interiore, un indebolimento progettuale e il dissolversi dello slancio vitale (Minkowski E., 1971, p. 44 e sgg. ).
La ricerca del senso della vita è un'impresa drammaticamente umana, così come la ricerca di senso. Diamo per scontato che ve ne debba essere uno, e che le cose in genere abbiano un senso.
<<Sforziamoci di conservare nel nostro intimo una certezza superiore a ogni altra: la vita non ha senso, non può averne>> scrive Cioran (1996, p. 138).
Nel momento in cui vi è una messa in discussione della propria esistenza, del suo significato, delle scelte, dei progetti, dei valori, può comparire la coscienza della relatività di ogni cosa. Come essere catapultati al di là del bene e del male, oltre ogni distinzione e valore riduttivamente umano.
La scomparsa di ogni certezza, il senso di svuotamento che ne deriva, l' essere penetrato dal nulla è una esperienza difficilmente sostenibile. Cioran (1984, p. 183) reputa l' essere penetrato da questo nulla un non-uomo, un mostro, e follia il solo concepirlo, Quasi che una simile lucidità assoluta fosse <<incompatibile con la realtà degli organi>>. L' uomo per vivere è costretto a falsare la vita, lasciandosi dominare da parole e concetti. La "vera vita" è per Cioran non solo oltre i concetti ma fuori della parola stessa.
<<L'uomo non vive più nell' esistenza, ma nella teoria dell' esistenza>> (Cioran,1996, p. 147) e il pensiero non è che una menzogna che conduce l' uomo in un vicolo cieco, il cul-de-sac delle domande senza risposta.
Ma tale vera vita, privata non solo di significati ma anche delle parole stesse che li definiscono, è una esperienza drammatica e disperata.
Esistono stretti rapporti tra depressione e disperazione, disperazione derivante dalla percezione della nullità ed insignificanza dell' essere umano, ed il loro uso è equivalente ed interscambiabile nello stesso Cioran (Vizioli R., Orazi L., 2002, p. 73). Rimuginare di continuo il perchè e il come, il tentativo di risalire fino alla Causa, a tutte le cause, denota per Cioran <<un disordine delle funzioni e delle facoltà che termina in "delirio metafisico" - rimbambimento dell' abisso, capitombolo dell'angoscia, laidezza ultima dei misteri>>.
Ma la "guarigione" da tale delirio metafisico, la liberazione dalla schiavitù degli aggettivi e delle definizioni, lo svelamento delle finzioni dell' esistenza comporta lo sprofondare nel nulla, nel vuoto e contemporaneamente la disperazione per il sentimento doloroso della propria finitudine.
Possiamo definire questa depressione? Il superamento delle leggi alla base del funzionamento mentale è una esperienza patologica o sublime? L'oltrepassamento della nostra grammatica psichica rappresenta la vera dimensione dell' esistenza? Ma soprattutto è evitabile la sensazione di disperazione e vertigine che consegue a tale presa di coscienza?
Le risposte a queste domande possono consentirci di accettare o meno l' esistenza di una forma depressiva non patologica, esistenziale nel senso di essere il sentimento che accompagna la consapevolezza della relatività di ogni certezza nella nostra esistenza.
Non vi è norma o legge che definisca l' entrata o meno in questo particolare stato emotivo. Certo, la riflessione filosofica, la ricerca della trascendenza e dell'Assoluto, l'esigenza di risposte e soluzioni può comportare la percezione del nostro precario funzionamento mentale e il fatto che spesso i grandi sistemi non sono che brillanti tautologie.
<<Prosperano nella filosofia soltanto coloro che si fermano al momento giusto, che accettano la limitazione e l'agio di uno stadio ragionevole dell'inquietudine>> dice ancora Cioran (1996, p. 106).
Chi non accetta tali limiti, chi non permane in un ragionevole stadio di inquietudine, chi si lancia oltre le umane geometrie mentali, chi smaschera le trappole dei meccanismi psichici non può evitare quel vago, terribile e divino sentimento di disperazione.
Depressione e crisi dunque inevitabile in chi non accetti di fermarsi al "momento giusto". Sarà poi la capacità di riattivare consapevolmente la propria vita, di riconoscere nuove forme e significati, di riappropriarsi del proprio elàn vital, sfuggendo all' acedìa, all'abulìa, all'abbandono, che potrà rendere quel momento una depressione esistenziale.
Solo il recupero della proprio equilibrio timico potrà definire la depressione esistenziale, intesa come fase e momento transitorio. Al contrario, permanere nello stato depressivo, il persistere nello svuotamento esistenziale, l'abbandono all' inerzia vitale saranno elementi infine in grado di consentire una interpretazione patologica dell' umore depresso.


Per approfondire

Berra L. "La voce della coscienza: l' angoscia come via alla trascendenza", Gabrielli Editori, 2004
Questo lavoro rappresenta il tentativo di riconoscere nell' angoscia una condizione esistenziale non patologica, differente dai disturbi d' ansia, e possibile occasione di entrata in una dimensione trascendente della coscienza.

Cioran E. "La tentazione di esistere" Adelphi, 1984
Considerato dai critici il libro più "perfetto" di Cioran, nella forma e nel contenuto

Cioran E. "Sommario di decomposizione" Adelphi, 1996
Il primo libro di Cioran scritto in lingua francese, sintesi dei temi principali del pensiero del filosofo rumeno.

Minkowski E. "Il tempo vissuto" Einaudi, 1971
Il testo più noto dello psichiatra russo, che rimane uno dei riferimenti principali della psicopatologia ad indirizzo fenomenologico

Vizioli R., Orazi L "La depressione creativa di E. Cioran" Ed. Universitarie Romane, 2002
Questo libro, scritto da due psichiatri, vuole indagare i rapporti tra depressione e creatività, utilizzando gli scritti di Cioran.