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REDAZIONALE


Che cosa intende essere la rivista MA?
Innanzitutto un’occasione e un luogo di ma, di libero gioco, tra filosofia, altri saperi e realtà.

Non intende trattare di filosofia o di questioni attinenti la filosofia in quanto disciplina accademicamente conformata; piuttosto vuole proporsi come rivista che si serve della filosofia, che collega metodi, autori, prospettive interpretative di carattere filosofico con i fatti della vita, per consentirne un diverso respiro e una particolare chiarificazione.
Vuole essere una rivista di “traduzione”, di mediazione, capace di coniugare la serietà e la profondità del pensiero filosofico con esigenze di costante confronto con i dati di realtà, in grado di aiutare a pensare la complessità del nostro tempo oltre la contingenza del tempo.
Una rivista che intende evitare da una parte la trappola dell’approccio effimero ai fenomeni, dall’altra l’autoreferenzialità di molta parte del dibattito filosofico.

Lo sguardo filosofico cerca, coglie, crea connessioni tra idee e fenomeni.
MA si propone quindi come area di “contagio”, come ponte e occasione di incontro tra i diversi saperi nel tentativo di facilitare scambi virtuosi tra essi.
Una rivista interdisciplinare, attenta ai punti di raccordo tra filosofia, discipline umanistiche e altre scienze (ad esempio psicologia, pedagogia, letteratura, arte, sociologia, economia, medicina), in grado di trattare le possibili applicazioni del pensiero filosofico, i suoi possibili “usi” nei diversi ambiti professionali (medico, terapeutico, organizzativo, didattico, ecc.)

La filosofia non è una scienza, non ha un campo proprio, piuttosto potremmo considerarla un tipo di sguardo, un atteggiamento nei confronti del mondo e di se stessi. Il filosofo possiede un modo originale di guardare ai problemi, di porre interrogativi, di leggere i contesti in cui viviamo e lavoriamo. Tali capacità non rimandano semplicemente ad abilità tecniche ma piuttosto le integrano e le riposizionano.
Si può pensare alla filosofia come a quell’attività del pensiero il cui compito è, tra gli altri, di renderci consapevoli del nostro essere attori (ma anche spettatori o inconsapevoli fruitori) di un intreccio di idee, rappresentazioni e comportamenti che costituiscono tutto ciò che pensiamo, sappiamo e sappiamo fare.
Fare filosofia comporta, in questa prospettiva, fare affiorare e quindi evidenziare il significato, la portata e le conseguenze di modi di vivere e di pensare che spesso rimangono impliciti o comunque non adeguatamente esplorati.
Obiettivo prioritario di questa rivista sarà pertanto ospitare interventi di professionisti appartenenti a diversi campi (filosofico, psicologico, educativo, medico, manageriale, politico e così via), così da mettere in evidenza alcuni presupposti chiave delle teorie e dei modelli cui si ispirano le loro specifiche attività.

MA si propone di coniugare le idee con le immagini. Di fare filosofia non solo con il logos della parola, ma anche con la pathia dell’immagine. L’apparato iconografico ha la funzione di permettere al lettore di avere un’esperienza sensibile, un aisthesis, dei concetti. Attraverso le immagini il lettore verrà invitato a fiutare le idee, a dar loro un’anima, grazie all’introduzione di elementi affettivi e patici di cui è ricco il “lessico iconico”.
Le immagini, intese come spazi di ma all’interno di ciascun articolo, saranno slegate dai contenuti dei testi in cui sono inserite, mentre si collegheranno tra di loro componendo man mano una collana di idee visive dedicate al tema: Pensare dialogando.

Un’ultima considerazione, di stile, ma che riflette un nostro intento profondo. La rivista conterrà articoli in forma di brevi condensati di pensiero. Non si stupisca il lettore della frammentarietà dei testi, della loro luce intermittente, del fatto che gli scritti aprano, scardinino, sollevino problemi e questioni senza poi giungere a ordinate e coordinate soluzioni.
Ha scritto Franco Rella: «Se c’è una scrittura [.] in cui permane l’attesa e lo stupore per quello che potrebbe venire se..., questa è proprio la scrittura frammentaria, che si pone dunque come una vera e propria modalità di pensiero. [.] Il frammento è una modalità tipicamente “moderna”, che cerca di cogliere i “pollini”, gli stati germinali del pensiero, là dove questo è aperto all’infinità del possibile: al reale come pluralità incontenibile dentro un concetto o in uno stile».
Umilmente, ma con tenacia, ci apprestiamo a coltivare i nostri germinali pensieri, schegge di pensabili per ospitare infiniti possibili.